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Alberi a vento.

Pensateci: tutte quelle belle foglioline al vento, che si muovono emettendo pochi sussurri, così fresche e piacevoli da osservare…perché non sfruttarle per produrre energia? Ecco deve aver pensato qualcosa del genere Jérôme Michaud-Larivière, fondatore della start up parigina New Wind che si propone di creare città di boschetti a vento per produrre meno inquinamento ed energia pulita. «L'idea», dichiara il fondatore, «mi è venuta in una piazza dove ho visto le foglie muoversi al vento». L'energia prodotta «doveva venire da qualche parte ed essere traducibile in watt»; ed è questo che avviene attraverso le piccole lamelle alloggiate nelle finte foglie dell'albero del vento. Una soluzione che certamente convincerà tutti quelli che “ok l’energia eolica, ma le pale di 90 metri proprio non si possono vedere…e comunque il rumore è insopportabile!”.
La NewWind garantisce infatti l’assoluta silenziosità dei suoi arbre a vent che emettono soltanto lievi e naturali fruscii generati dalle foglie appunto. Certo, non siamo ancora all’albero perfetto, magari fatto di foglie e fibre naturali, radici geotermiche e corteccia formata da cellule fotosensibili…ma ci stiamo avvicinando!

 

 

 

Diventeremo tutti X-Man?

Che lo smog non sia salutare è cosa saputa e risaputa, ma forse non tutti sanno che anche la sola esposizione a due ore di fumi provenienti dai gas di scarico può modificare il nostro DNA. Lo studio, condotto dall'Università della British Columbia e pubblicato sulla rivista Particle and Fibre Toxicology mette in luce come ben 400 geni possano subire alterazioni, spegnendosi o aumentando la produzione della proteina che codificano, già dopo sole due ore di esposizione ai fumi di un'arteria stradale trafficata.
Anche l'Univesità Statale di Milano ha condotto studi simili concentrandosi sugli effetti del PM10 sull'organismo umano e scoprendo che nelle cellule di persone esposte all'inquinamento dell'aria il livello di metilazione del DNA (cioè l'aggiunta di particolari gruppi chimici a regioni specifiche di DNA) cambia rispetto a chi non è esposto allo smog.
In pratica respirare aria inquinata può determinare la riprogrammazione dei nostri geni, ma se pensate che questo possa farci assumere super poteri siete in errore: sono molto più probabili manifestazioni asmatiche, allergie respiratorie e infiammazioni bronco polmonari!  

 

Niente pasta al dente, siamo nel 2050.

Si sa, uno dei marchi di fabbrica del nostro made in Italy è proprio la pasta al dente, regina della dieta mediterranea. Nel 2050 tuttavia dovremo, così pare, dirle addio. Perché? Troppa CO2 nell'aria che, se da una parte contribuirà, è vero, a produrre maggiori quantità di grano, dall'altra impoverirà il frumento delle sue proteine, fattore determinante per la giusta cottura della pasta. Peraltro questo potrebbe influire non soltanto sul nostro gusto in generale, ma soprattutto sulla nostra salute: diversamente da quanto si è soliti credere infatti, la pasta al dente è molto più digeribile di quella scotta. 
Lo studio, tenutosi tra il 2012 e il 2013 presso il Centro di Ricerca per la genomica del Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura), è stato condotto nell'ambito del progetto Ager, ed evidenzia come, proprio per il cambiamento del glutine, la maggior quantità di CO2 sarà in grado di fare aumentare le intolleranze alimentari.
Il consiglio è quindi quello di mangiare presto la vostra pasta prima che...si freddi!

 

Il cemento mangia smog.

 

Idea. E se fosse proprio l'asfalto sopra cui corrono le ruote motrici dei nostri veicoli e sopra cui noi stessi camminiamo a trasformare direttamente le sostanze inquinanti in innocui sottoprodotti? Magari con l'aiuto del sole, se spunta? Non è fantascienza, ma un nuovo tipo di pavimentazione stradale che sta venendo sperimentato nella città di Hengelo in Olanda, a est della capitale, e che ha già convinto anche la Chicago delle piste ciclabili e dei marciapiedi tanto da rivestire di cemento fotocatalitico oltre  3 km di strade e stradine.  
L'asfalto mangia smog è formato da uno speciale rivestimento di nanoparticelle di biossido di titanio (TiO2), una polvere cristallina incolore che, utilizzando come catalizzatore la luce solareconverte alcuni inquinanti, come il monossido e il biossido d'azoto, in sostanze chimiche meno pericolose, come i nitrati. 
Gli scienziati hanno raccolto dati per un anno, confrontandoli con quelli relativi ai quartieri limitrofi rivestiti di comune asfalto. L'area rivestita con la pavimentazione fotocatalitica ha ridotto l'inquinamento da ossidi d'azoto del 45% nelle giornate molto soleggiate e a ridotta umidità (le condizioni climatiche ideali per la fotocatalisi) e in media del 19%. 

 



Una matita che dà buoni frutti.

Quante volte ci siamo accaniti su una punta di matita temperandola fino a ridurla all’osso, cercando di scrivere anche con solo più pochi centimetri di mina? Ecco, per tutti noi, inguaribili romantici del riutilizzo e della guerra allo spreco, è stata inventata Sprout, la matita col seme dentro. Sprout (germoglio) funziona esattamente come una normalissima matita ma, una volta utilizzata può essere piantata per dare vita a un germoglio e poi a una pianta. Di cosa? Potete scegliere quale tipologia di semi di piante aromatiche trovare nella vostra matita: basilico, aneto, prezzemolo, coriandolo, menta, rosmarino, salvia, timo, pomodoro, peperoncino verde e calendula.
Ogni matita contiene circa 4-5 semi della tipologia scelta al momento dell’acquisto.
Assicuratevi quindi che il vostro germoglio abbia abbastanza acqua e abbastanza sole per crescere forte e resistente e…buon appetito!





Mi compro la natura!

Siamo abituati a stimare un valore per quasi tutto quanto ci circonda: diamo un prezzo al nostro tempo, ai nostri spostamenti, ai nostri affetti, agli oggetti più svariati...ma ci siamo mai domandati quale sia il valore effettivo di tutto quell'insieme di boschi, mari, laghi, e montagne che siamo soliti chiamare natura?
Qualcuno l'ha fatto per noi: si tratta dell'economista americano Robert Costanza, che oggi lavora all'università australiana di Canberra e che è stato capace di quantificare il valore del nostro ecosistema in 145 mila miliardi di dollari (spicciolo più, spicciolo meno). Il valore delle risorse che prendiamo dalla natura, senza pagare un solo penny, e dimenticando spesso perfino di salvaguardarne le fonti, è quindi circa il doppio del prodotto interno lordo dell’intero pianeta (che è di 71 mila miliardi di dollari) e settantadue volte quello dell’Italia. Un valore in crescita (almeno questo) se teniamo conto del fatto che lo stesso studio, nel 2007, aveva stimato una cifra di soli 46 mila miliari di dollari...magari risparmiando un po' tra qualche tempo me la compro...

 

 

 

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